Lettera a Babbo Natale
Non ricordo di aver mai scritto una lettera a Babbo Natale!?!?!?!…
Ops… forse mi sto sbagliando, credo sia capitato all’Asilo o durante il primo anno di Scuola elementare.
Poi più nulla…. il vuoto!

 

Ricordo invece molto bene, che ciò che mi faceva capire, di essere ormai prossimi alle festività natalizie, erano i giorni di Scuola persi a causa della neve; le ottime zuppe e minestre calde, che la mamma preparava a casa la sera; i funghini di Monte Nerone, appesi a regola d’arte da mio babbo, come tante collane ad essiccare vicino la stufa; ed ancora, l’amato e squisito polentone alla carbonara, che babbo e mamma cucinavano insieme; il babbo, era l’addetto alla polenta e al taglio con il filo delle fette sottili, che poi riponeva a strati nel caldaio, come vuole la tradizione piobbichese; mentre la mamma, era maestra nel preparare il sugo con macinato di carni miste e i funghini del Monte Nerone, che il babbo trovava sempre in abbondanza.

Ma una cosa su tutte, da sempre, ogni anno, mi immerge in questa atmosfera magica,… il Presepe.
Preparare il Presepe ed in particolare la scena della natività, mi riempie sempre il cuore di gioia e buoni propositi, una di quelle cose semplici, che mi sono state tramandate da mio babbo e che in casa nostra a Natale non mancava mai… e non potrà mai mancare in casa mia.

Ma torniamo alla lettera.
Caro Babbo Natale, so perfettamente che sei molto distante dal mio splendido paesello, da dove ora ti sto scrivendo, ma nell’era del wi-fi e delle reti informatiche, di sicuro questo messaggio correrà veloce verso la tua dimora.
Tra renne infreddolite, piccoli gnomi colorati e laboriosi, super indaffarati a preparare e caricare i tanti regali nella tua magica slitta, ascolta i desideri di questo Cuoco, rimasto un po bambino.

Perdonami, non ti ho nemmeno detto come mi chiamo.
Il mio none è Roberto, anche se molti qui, mi conoscono come Trigliadibosco.
Come ti ho accennato, il mio mestiere è quello del Cuoco, un mestiere che, se sei disposto a lavorare sodo e se meriti, è in grado di darti grandi soddisfazioni, ma che dalle TV, viene dipinto come un mestiere facile e neanche troppo faticoso.

Questo, è ciò che pensano tutti quelli, e sono molti, che si fanno incantare ed ingannare dalla televisione, dove le riprese mostrano una realtà assolutamente distorta, una realtà che non esiste.

Il Cuoco solitamente, parte da una sconfitta!
Non hai molta voglia di studiare?.. Hai bisogno di ottenere un Diploma, ma non vuoi faticare troppo?
Iscriviti alla Scuola alberghiera… impari un mestiere pratico, che ti apre sicuri sbocchi professionali.

Ma per fare il pratico, dico io, serve cultura!.. in particolare la cultura del sacrificio, delle rinunce e del lavoro,
un lavoro da conoscere e amare profondamente, un lavoro che, dopo tante cadute e ripartenze, tanto sudore e impegno, porterà ad avere grandi soddisfazioni.

Dopo questa breve ma doverosa precisazione, devo dire però che, anche se non tutti, la maggior parte dei Cuochi, arrivano a questo mestiere così, per ripiego, poiché figli di questa mentalità contraffatta e distorta.

Poi, a ribaltare letteralmente questa falsa realtà, le prime stagioni, fatte a 13-14 anni, con 12-13 ore di lavoro giornaliere, tra lavaggio pentole, errori clamorosi ai fornelli, la non facile gestione del personale, la fatica e
la tensione che ti divora e i primi rimproveri dei proprietari, ti fanno capire che i giochi sono finiti.
Per non parlare poi, dei crampi dappertutto mentre dormi, che ti fanno sobbalzare dal letto e sbattere la testa sul soffitto dello scantinato dove sei alloggiato.

Una vita fatta di rinunce e sacrifici, con sabati, domeniche, Pasqua, Natale, Ferragosto e ultimo dell’anno, trascorsi a lavorare in cucina, mentre tutti gli altri comuni mortali, sono a far festa, in ferie e a divertirsi.
Qualche volta ti perdi le partite di calcio…:“scusi Mister, non riesco a venire oggi, il pomeriggio lavoro”; oppure, ti trovi costretto a corse sfrenate in macchina, per poter giocare almeno il secondo tempo; rischi di perderti la nascita dei figli, i loro compleanni, i pranzi della domenica, e addirittura il funerale di amici e parenti cari.
Propio così, perché ormai questo lavoro ti appartiene e ti imprigiona, è entrato prepotentemente nel tuo Dna e vuoi o non vuoi, te lo porti addosso, come l’odore del fritto e dell’arrosto, quando esci dalla cucina.

Ma forse mi sto dilungando troppo.

Caro Babbo Natale torniamo a noi, alla mia letterina e a ciò che volevo chiederti.

Ma cosa volevo chiederti?
Sai sono anni che non ti chiedo nulla, dammi solo qualche secondo che ci penso.
mmmmm
Ok… ci ho pensato…. e vuoi sapere cosa penso?

Penso di avere già tutto ciò che desidero o perlomeno quello che credo modestamente di meritarmi.
Una famiglia splendida, con una moglie esemplare, lavoratrice infaticabile, amorevole e paziente;
due figlie adorabili che sono il mio vanto e il mio orgoglio.
Un mestiere, quello del Cuoco, che nonostante i sacrifici e le rinunce che comporta, amo profondamente
e non cambierei per nulla al mondo.

Quindi, caro Babbo Natale, non mi resta che salutarti e rimandare la mia lettera, ancora di qualche anno.

Con affetto
Roberto… Trigliadibosco

 

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